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Il triangolo estivo: scienza e il mito giapponese

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L’asterismo

Il triangolo estivo: scienza e il mito giapponese. Foto del Triangolo nel cielo.
La formazione del triangolo estivo, con Vega ed Altair ai due estremi del “fiume celeste” della Via Lattea. Fonte: http://photos1.blogger.com

Il triangolo estivo è un gruppo di stelle particolarmente luminoso che è possibile vedere nei cieli dell’emisfero boreale da giugno fino ai primi giorni di gennaio.
Questo suddetto triangolo è formato dalle tre stelle: Altair, Deneb e Vega corrispettivamente della costellazione dell’Aquila, del Cigno e della Lira.
Tra le tre stelle la più luminosa è apparentemente Vega che dista soli 16 anni luce dal nostro pianeta, anche se in quanto a magnitudine assoluta(il grado di luminosità non tenendo conto del punto di osservazione, ma tenendo conto della reale luminosità del corpo celeste) la più luminosa è Deneb, che si trova però a circa 2600 anni luce di distanza dalla Terra.

Queste tre stelle formano i tre vertici di un triangolo che può essere riconosciuto perché quasi perfettamente perpendicolare al suolo e quindi allo zenit del nostro cielo.
Quando la volta celeste è limpida e priva di nubi è possibile osservare la scia luminosa della Via Lattea che attraversa questa formazione stellare.

Questo asterismo è formato da stelle di diverse distanze (e costellazioni), ma che grazie alla prospettiva ottenuta osservandole dal nostro pianeta possono apparire vicine tra loro.

Il Giappone e il Tanabata Matsuri

Il triangolo estivo: scienza e il mito giapponese. Le tipiche decorazioni giapponesi.
Alcune delle decorazioni del Tanabata Matsuri. Fonte: japan-guide.com

Il Tanabata Matsuri (棚幡祭) è un festival tradizionale della cultura giapponese e il suo nome significa “Festa della settima notte”.
I matsuri nella tradizione giapponese sono feste legate principalmente alla natura ed hanno origini profonde nello Shintoismo.
Questa, così come tutte le altre ricorrenze, festeggia un evento legato a delle divinità naturali, più nello specifico si celebra il ricongiungimento di Hikoboshi(Altair) ed Orihime (Vega).
In realtà questo matsuri trova origine nel festival cinese del Qīxī, che venne introdotto nel corso del VIII secolo d.C. anche nel paese del Sol Levante.

Durante questa ricorrenza le strade di tutto il Giappone vengono decorate con tipiche lanterne di carta e la popolazione è solita indossare il kimono estivo tradizionale chiamato yukata mentre guarda i fuochi d’artificio che dipingono il cielo.
Si scrivono desideri, preghiere e poesie su strisce di carta colorata (tanzaku) che vengono poi attaccati sui rami di bambù.
Le strade si riempiono di numerose bancarelle e decorazioni (in particolare sette tipi, vista la ricorrenza di questo numero) che contribuiscono alla creazione di un atmosfera davvero suggestiva.

Le decorazioni usate in questo matsuri sono:

  • Kamigoromo: tipici kimono di carta che vengono utilizzati durante le parate, utilizzati come simbolo di buon auspicio.
  • Senbazuru: sono degli origami (carta piegata in modo da creare diverse forme) solitamente con sembianze di gru che forniscono secondo la tradizione protezione alle famiglie.
  • Toami: decorazioni a forma di rete, simbolo di prosperità nella pesca e nei raccolti.
  • Fukinagashi: strisce decorative che vengono appese ovunque, rappresentanti i filamenti di tessuto che Orihime produceva (secondo il mito, per saperne di più continua nella lettura dell’articolo).
  • Kuzukago: cestini per raccogliere carta e bigliettini (spazzatura) che rappresentano la purezza dell’anima.
  • Kusudama: tipiche decorazioni di forma ovale.
  • Kinchaku: piccole borsette tradizionali, portatrici di prosperità economica.

La capitale del Tanabata in Giappone in quanto a fama e grandezza è Sendai nella regione del Tōhoku e nella prefettura di Miyagi.

Il mito (la leggenda delle stelle innamorate)

Il triangolo estivo: scienza e il mito giapponese. Foto di alcuni fukinagashi.
I fukinagashi, decorazioni del Tanabata che rappresentano i tessuti creati da Orihime. Fonte: michaelpanda.com

Tantissimi anni fa, lungo il fiume celeste (la Via Lattea) c’era una bellissima ragazza di nome Orihime (Vega), figlia dell’imperatore celeste Tentei, bravissima a tessere ed in particolare nel realizzare uno stupendo tessuto, con cinque brillanti tonalità di colore che mutavano, nel corso dell’anno, al cambiare delle stagioni.
L’imperatore era molto orgoglioso di sua figlia ed al tempo stesso molto dispiaciuto, perché la ragazza si impegnava tanto nel suo mestiere, trascurando sè stessa.
Così il Padre decise di trovare un marito per sua figlia.
La divinità si mise quindi a cercare e, mentre camminava lungo il fiume della Via Lattea, incontrò un mandriano che pascolava delle mucche.
Il suo nome era Hikoboshi (Altair), lavorava con tanta volontà, preparava l’acqua per i buoi, curava i prati e coltivava la terra, senza godere mai di un attimo di riposo.
Era l’uomo giusto per creare una famiglia felice con Orihime, pensò l’imperatore celeste.
Quando Orihime e Hikoboshi si incontrarono, si innamorarono a prima vista e diventarono marito e moglie in piena armonia.
Da quel momento però, i due pensarono solo al loro amore, smettendo di lavorare.
Il telaio si impolverò ed i buoi dimagrirono per mancanza di cibo.
Tentei, più volte riprese i due innamorati, chiedendo loro di ricominciare a lavorare. Ma le sue richieste non sortirono nessun effetto.
Orihime non riprese a tessere, cosicché gli Dei del cielo rimasero ben presto senza vestiti, e gli abiti dell’imperatore celeste si cominciarono a consumare.
Hikoboshi non riprese a lavorare. I suoi campi si ricoprirono di erbacce, le piante e le verdure si seccarono ed i buoi si ammalarono.
Non potendo più tollerare tale situazione, l’imperatore, infuriato, proibì ai due di vedersi.
Contro la loro volontà separò i due innamorati.
Portò Orihime a ovest del fiume del cielo (la Via Lattea) ed Hikoboshi ad est.
Il fiume era talmente largo che i due non solo non potevano più vedersi, ma non riuscirono neanche a sentire più le loro voci.
I due innamorati non ripresero però a lavorare.
Orihime non faceva altro che piangere tutto il giorno.
Hikoboshi si rinchiuse in casa, mentre la salute dei buoi peggiorava sempre più.

Il triangolo estivo: scienza e il mito giapponese. Illustrazione di Orihime e Hikoboshi.
Rappresentazione di Orihime e Hikoboshi. Fonte: pinterest.com

L’imperatore, in confusione, decise allora di parlare ai due, proponendo di farli rincontrare una volta all’anno dopo aver svolto i loro rispettivi compiti.
Orihime e Hikoboshi ripresero quindi a lavorare come prima, aspettando con gioia il giorno dell’incontro, fissato per la sera del 7 luglio (il giorno in cui le due stelle sono più vicine).
Orihime creò degli splendidi tessuti, anche più belli di prima.
Hikoboshi, curò i buoi e coltivò con dedizione i suoi campi, producendo della buonissima frutta, anche più buona di prima.
Finalmente arrivò la sera del 7 di luglio ed, attraversando il fiume della Via Lattea con una barchetta, Orihime e Hikoboshi poterono nuovamente unirsi nel loro amore.
Ciò accade da quel lontano tempo, ogni 7 di luglio di ogni anno.
Anche quando, nel caso di pioggia, il livello dell’acqua si alza così tanto da rendere impossibile l’attraversamento del fiume con la barchetta.
In tal caso infatti, la leggenda dice che, da qualche parte del fiume, intervengano degli uccelli chiamati Kasasaghi creando un ponte con l’unione, una sopra l’altra, delle loro ali, e permettendo ai due innamorati di incontrarsi.

Fonti della leggenda:
daisuki.it
jishujinja.or.jp

Cultura popolare

Nella cultura popolare giapponese sono molti i riferimenti a questa leggenda, esistono infatti numerose poesie e canzoni.
Una di queste è “Kimino Shiranai Monogatari” della famosa band Supercell.
Di cui vi lasciamo il video:

Infine vi lasciamo con un video del canale Youtube “Vivi Giappone” di Davide Bitti (studente di lingua e cultura giapponese che sta conseguendo un master in Giappone), che ci mostra e ci spiega le usanze giapponesi in merito a questa bellissima e romantica ricorrenza.

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Gianmarco Virzì

Web designer, programmatore laureato presso la facoltà di Scienze Naturali dell’università di Bologna, ha attualmente molteplici passioni come: i viaggi, la storia, la cultura (apprezza particolarmente quella giapponese), le arti marziali, il fitness, la cucina, la musica (suona la batteria), la fotografia e l’informatica. Ama la natura e tutto ciò ad essa collegata e da questo nasce la sua linea di pensiero, che può essere riassunta con una citazione di S. Agostino: “il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina” Il suo sogno è di intraprendere la carriera da divulgatore scientifico e di contribuire alla conservazione degli ecosistemi ed alla gestione del territorio.

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