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Le meduse del Mediterraneo, caratteristiche e riconoscimento.

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In queste vacanze che sto trascorrendo in Sicilia ho passato alcuni giorni a fare un po’ di snorkeling nei mari della provincia di Agrigento.
Durante una di queste giornate mi sono imbattuto in una medusa, identificandola ho capito che non c’era da avere paura.
La medusa in questione è la Cotylorhiza tuberculata, conosciuta anche con il nome di Cassiopea mediterranea.
Questo incontro mi ha spinto a fare una guida sull’identificazione di questi animali temutissimi ma a mio parere anche molto affascinanti.
In questo articolo scopriremo le meduse che è possibile osservare nel Mare Mediterraneo.

Smontando qualche luogo comune

Nella mia esperienza di questi giorni purtroppo mi è capitato di sentire dalle persone in spiaggia alcuni luoghi comuni che non rispecchiano la realtà.

Il colore non è sinonimo di pericolosità

Il primo di questo è che le meduse di un certo colore siano più urticanti di quelle con un altro colore.
In particolare nel mio caso, ho sentito dire che quelle marroni sono più pericolose di quelle bianche.
Questo non è vero, in quanto la “pericolosità” della medusa dipende dal tipo di tossine contenute nei nematocisti, ovvero gli organi urticanti di questi animali.
Il colore è quindi un fattore indipendente dagli effetti del contatto con gli cnidociti (cellule specializzate).
Ad esempio la Cotylorhiza tuberculata è generalmente di colore marrone ed è praticamente innocua, mentre la Drymonema dalmatinum (molto rara nei nostri mari) è principalmente trasparente ma il suo tocco risulta parecchio spiacevole.

Medusa grande non significa per forza urticante

Il secondo luogo comune è che le meduse più grandi sono più urticanti.
Come detto precedentemente gli effetti del contatto dipendono dalle tossine e quindi dalla specie di medusa.
Ad esempio la Cassiopea mediterranea può raggiungere i 30 cm di diametro e risulta praticamente innocua.
Al contrario la ben più piccola Carybdea marsupialis, che raramente raggiunge i 5 cm, può in alcuni casi mettere a rischio la vita di un essere umano.

Sistematica e classificazione delle meduse

Senza dilungarci troppo, le meduse fanno parte del phylum cnidaria.
Gli cnidari sono animali d’acqua marina o dolce, mai parassiti dotati di simmetria radiale, con organizzazione tissutale diblastica e corpo cilindrico con una cavità di ingestione ed egestione.
Una delle caratteristiche principali di questo phylum è proprio la presenza delle cellule specializzate chiamate cnidociti, di cui abbiamo parlato poco fa.
Le principali classi di questo phylum sono: Hydrozoa, Scyphozoa, Cubozoa e Anthozoa.
Le Anthozoa non hanno fase medusoide e quindi non sono meduse, tuttavia è una classe molto importante dato che tra questi animali ci sono i coralli.

Meduse del mediterraneo poco urticanti

Aequorea forskalea

Aequorea forskalea, una delle meduse del Mediterraneo
Aequorea forskalea. Foto da: informatrieste.eu

Rarità: non comune
Dimensioni: fino a 25 cm di diametro
Pericolosità: medio – bassa, meglio evitare il contatto
L’ombrello trasparente può misurare fino a 25 cm, con parte superiore piatta e in cui si possono distinguere i canali radiali. Ha numerosi tentacoli che si dipartono dai margini dell’ombrella. Specie bioluminescente.
Nei nostri mari non è molto comune ma neanche troppo rara. Diffusa anche nell’Atlantico, Indiano e nei Caraibi.
Non è pericolosa ma è meglio evitarne il contatto, in quanto i suoi tentacoli causano arrossamento della pelle, vescicole e sensazione di ustione.

Aurelia aurita

Aurelia aurita, una delle meduse del Mediterraneo
Bellissima foto di Aurelia aurita. Fonte: wikipedia.it

Rarità: comune
Dimensioni: fino a 20 cm di diametro
Pericolosità: medio – bassa, meglio evitare il contatto
Conosciuta come “medusa quadrifoglio“, è abbastanza comune nel mediterraneo.
Il nome comune viene dalla formazione costituita dalle gonadi che al centro della medusa formano una sorta di quadrifoglio.
Ha ombrello perfettamente sferica bianco/trasparente da cui si dipartono corti e sottili tentacoli urticanti.
Ha inoltre quattro braccia che partono dal centro dell’ombrello.
Sopravvive a temperature che vanno dai 6° ai 31° C, mentre l’optimum è tra 9° e i 19° C.
Questa medusa può raggiungere i 20 cm di diametro.
Non è molto urticante, tuttavia in alcune segnalazioni ci sono state lesioni significative, motivo per cui si sconsiglia il contatto.

Video di Aurelia aurita all’acquario di Genova. Video di Gianmarco Virzì.

Cotylorhiza tuberculata

Foto molto dettagliata di un esemplare di Cassiopea mediterranea. Fonte: it.wikipedia.org

Rarità: molto comune
Dimensioni: fino a 30 cm di diametro
Pericolosità: bassa
La Cassiopea mediterranea è generalmente di colore marrone, piatta con una protuberanza al centro dell’ombrella che ricorda un uovo all’occhio di bue.
È priva di tentacoli ma con numerose braccia orali che terminano con un bottoncino blu/viola.
Spesso la si vede accompagnata da alcuni pesci.
È la medusa più comune nei nostri mari (è endemica) e può raggiungere fino a 30 cm di diametro.
Praticamente innocua e non urticante, solo i soggetti più sensibili possono avvertire un leggero pizzicore al contatto.

Discomedusa lobata

Discomedusa lobata, una medusa del Mediterraneo.
Fotografia di Discomedusa lobata. Fonte: dryades.units.it

Rarità: abbastanza rara
Dimensioni: fino a 15 cm di diametro
Pericolosità: medio – bassa, meglio evitare il contatto.
Medusa della stessa famiglia dell’Aurelia.
Dotata di ombrello piatto e trasparente e con gonadi ben visibili di colore bianco.
Ha quattro braccia orali e ventiquattro sottili tentacoli al margine dell’ombrella.
È una specie abbastanza rara nei nostri mari, anche se negli ultimi anni gli avvistamenti sono aumentati.
Questa medusa è poco urticante, ma come per Aurelia se ne sconsiglia il contatto.

Phyllorhiza punctata

Phyllorhiza punctata, medusa del Mediterraneo.
Foto di Phyllorhiza punctata. Fonte: en.wikipedia.org

Rarità: abbastanza rara
Dimensioni: fino a 70 cm di diametro
Pericolosità: medio – bassa
Medusa nativa dell’oceano Pacifico sud-occidentale (principalmente Australia).
Si può distinguere facilmente per i caratteristici “puntini” bianchi.
Arrivata nel Mediterraneo tramite il Canale di Suez.
Le sue tossine non sono pericolose per l’essere umano ed è di conseguenza considerata una specie poco urticante.

Video di diversi esemplari di Phyllorhiza punctata all’acquario di Genova. Video di Gianmarco Virzì.

Meduse del Mediterraneo urticanti

Rhizostoma pulmo

Fotografia di Rhizostoma pulmo scattata nell’Area Marina Protetta di Capogallo (PA). Fonte: it.wikipedia.org. Foto di: Dario Romeo.

Rarità: comune
Dimensioni: fino a 60 cm di diametro
Pericolosità: media
Questa medusa conosciuta anche come “polmone di mare” è la prima nella lista di quelle urticanti in quanto può essere considerata la “entry level” dotate di questa caratteristica.
Caratterizzata da ombrella bianco opaca con margini blu/violacei.
Non è letale ed anzi non causa gravi conseguenze all’uomo, tuttavia il contatto può causare irritazioni ed inoltre è sconsigliato nuotare in sua prossimità per il rilascio di tossine anche in acqua.

Carybdea marsupialis

Carybdea marsupialis nelle acque di Civitavecchia. Medusa del Mare Mediterraneo.
Carybdea marsupialis nelle acque di Civitavecchia. Foto di: Alessandro Sabucci. Fonte: it.wikipedia.org

Rarità: comune
Dimensioni: non oltre i 5 cm
Pericolosità: alta
Probabilmente l’unica specie di cubomedusa nel Mediterraneo.
Ha un ombrello di forma quasi cubica con quattro tentacoli molto lunghi e generalmente di dimensioni inferiori ai 5 cm.
Alla classe delle cubozoa appartiene anche la ben più pericolosa medusa australiana Chironex fleckeri.
Nonostante non sia pericolosa come la cubozoa australiana il suo veleno è comunque temibile.
Generalmente non è letale, anche se in casi di allergie può sopraggiungere la morte.
Gli effetti del contatto sono in ogni caso serie ustioni e in tal caso tenete in conto che il suo veleno è termolabile.
Si può trovare più facilmente nelle acque basse e sabbiose.

Cassiopea andromeda

Cassiopea andromeda, una delle meduse che è possibile trovare nel Mediterraneo.
Cassiopea andromeda. Foto di: Raimond Spekking. Fonte: commons.wikimedia.org

Rarità: abbastanza rara
Dimensioni: fino a 30 cm
Pericolosità: medio-alta
Medusa della stessa famiglia (Cassiopeidae) di Cassiopea mediterranea ma con alcune differenze sostanziali.
Ha ombrella marrone-giallastra mentre i tentacoli possono presentarsi totalmente blu-violacei o solamente con bottoni del medesimo colore.
Sicuramente la caratteristica che risalta subito è quella di vivere con l’ombrella rivolta verso il basso e i tentacoli che puntano verso l’alto.
Vive in simbiosi con le zooxantelle (alghe unicellulari) che esposte alla luce del sole possono effettuare la fotosintesi. Il prodotto della fotosintesi porta zuccheri semplici alla medusa.
È una specie entrata nel Mediterraneo tramite il Canale di Suez, vive sui fondali anche se generalmente poco profondi. La si può trovare nel mediterraneo orientale.
È una medusa urticante motivo per cui se ne sconsiglia il contatto.

Chrysaora hysoscella

Meduse del Mediterraneo. Chrysaora hysoscella.
Chrysaora hysoscella all’acquario di Genova. Foto di: Francesco Crippa. Fonte: it.wikipedia.org

Rarità: non comune
Dimensioni: fino a 30 cm
Pericolosità: medio-alta
Chiamata anche “medusa bruna” a causa del suo tipico colore, questa si trova principalmente nelle acque europee dell’Oceano Atlantico e nel Mar Adriatico.
La si trova più facilmente in mare aperto e come la maggior parte delle meduse è più facile da trovare in acque con forti correnti.
Ha ombrella appiattita che può raggiungere i 30 cm di diametro con caratteristiche bande più scure.
Ha tentacoli molto lunghi ed è una specie urticante, motivo per cui è bene evitarne il contatto.

Video di Chrysaora hysoscella all’acquario di Genova. Video di Gianmarco Virzì.

Drymonema dalmatinum

Video di Drymonema dalmatinum avvistato nel golfo di Trieste 2020. Canale Youtube: Shoreline SocCoop

Rarità: molto rara
Dimensioni: fino a un metro
Pericolosità: alta
Specie rara del Mediterraneo, è inoltre considerata la più grande.
Conosciuta anche come “cavolfiore pungente” ha una colorazione che va dal rosa pallido al marrone dorato con innumerevoli tentacoli più chiari.
Avvistata recentemente nell’Adriatico, in più di cento anni sono molto pochi gli avvistamenti.
Questa specie può cibarsi anche di altre meduse come l’Aurelia.
È una specie urticante e di grande dimensioni, motivazioni che unite alla sua rarità suggerisce di ammirarla a distanza nel caso si fosse protagonisti di un fortunato avvistamento.

Gonionemus vertens

Gonionemus vertens. Fonte: marinespecies.org

Rarità: abbastanza comune
Dimensioni: fino a 3 cm
Pericolosità: alta
Piccola medusa dall’ombrella trasparente che spesso non supera i 3 cm.
Il manubrio (resto del corpo) è di colore marrone-arancione, con tentacoli che possono essere il doppio dell’ombrella.
Si trova in acque costiere poco profonde, spesso attaccate alle alghe.
È una specie invasiva che si è diffusa ampiamente in tutti gli oceani fino ad arrivare in Europa e nel nostro mare. Il suo areale comprende il Pacifico settentrionale, Pacifico occidentale (con le coste asiatiche) e buona parte delle coste dell’Oceano Atlantico.
Nonostante le piccole dimensioni è urticante e il contatto può avere sintomi molto sgradevoli seppur non letali.

Pelagia benovici

Pelagia benovici
Pelagia benovici. Fonte: biologiamarina.org

Rarità: non comune (abbondante solo nell’area descritta)
Dimensioni: fino a 5-6 cm di diametro
Pericolosità: alta
La medusa di Benovic è stata avvistata per la prima volta nel 2014 nell’Adriatico (Golfo di Venezia), con la presenza di numerosi individui.
Probabilmente è una specie introdotta dalle navi provenienti da altri mari tramite acque di zavorra.
Studi successivi suggeriscono che il suo areale originario potrebbe essere l’Oceano Atlantico al largo dell’Africa occidentale, dove sono stati ritrovati alcuni esemplari.
L’appartenenza alla stessa famiglia di Pelagia noctiluca (vedi prossimo paragrafo), ovvero quella delle Pelagiidae ne suggerisce la stessa pericolosità.
È una specie relativamente nuova (2014) di cui non si conoscono bene tutti i dettagli (ad esempio il ciclo vitale).

Pelagia noctiluca

Pelagia noctiluca. Hectonichus, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Rarità: comune
Dimensioni: fino a 12 cm di diametro
Pericolosità: alta
Chiamata anche “medusa luminosa“, è comune nel Mar Mediterraneo e nelle acque europee dell’Oceano Atlantico fino al Mare del Nord.
Dotata di ombrello marrone-rosa o violaceo, 8 lunghi tentacoli retrattili semi-trasparenti e urticanti.
Ha iridescenza verde da cui proviene l’epiteto specifico noctiluca.
Anche se pelagica (mare aperto, quindi distante dalle coste) si avvicina in primavera e autunno.
Non presenta fase polipoide ma solo di medusa in quanto il suo ciclo di vita è solo pelagico.
I tentacoli sono molto urticanti e nel caso l’area di contatto sia ampia possono essere molto pericolosi. Se ne sconsiglia assolutamente il contatto.

Phisalya phisalis

Foto della Phisalya phisalis, conosciuta come “caravella portoghese”. Fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration

Rarità: rara
Dimensioni: tentacoli fino a 50 metri di lunghezza
Pericolosità: molto alta
La “caravella portoghese” è una specie comune nelle fasce tropicali e subtropicali degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano.
Sopravvive anche a latitudini maggiori, fino al largo della Scozia.
Non è comune nel Mediterraneo, anche se gli avvistamenti diventano sempre maggiori.
In Italia alcuni avvistamenti sono avvenuti in Sicilia.
Vive in superficie per galleggiamento, non ha organi deputati alla locomozione, motivo per cui si muove tramite venti, correnti e maree.
La caravella portoghese non è una vera medusa (seppur fa parte degli Cnidari) ma un sifonoforo, ovvero l’insieme di quattro tipi di organismi (detti zooidi) aggregati fino a diventare dipendenti tra loro.
Può avere dimensioni davvero notevoli, con tentacoli lunghi in media 10 metri ma che possono arrivare fino a 50 metri.
Uno degli zooidi, lo pneumatoforo, conosciuto anche come “vela” ha una dimensione che può raggiungere una lunghezza di 30 cm e un’altezza di 15 cm.
Le nematocisti hanno oltre dieci tipi di veleno e in caso di shock anafilattico potrebbe sopraggiungere anche la morte. È considerata una specie pericolosa e il contatto va evitato anche in caso di esemplari morti.

Consigli nel caso di contatto con una medusa

Nel caso durante una nuotata a mare entriate in contatto con una medusa urticante, la cosa principale da fare e mantenere la calma e raggiungere riva.
In seguito sciacquare la parte interessata con acqua di mare, così da rimuovere eventuali residui e diluire le tossine.
È molto importante inoltre applicare una pomata al cloruro di alluminio acquistabile in farmacia.
Rimedi estemporanei come urina o ammoniaca non hanno alcuna efficacia.
Inoltre non strofinare la parte arrossata neanche nei giorni successivi al contatto.
Eventuali forme di calore sono utili solamente nel caso di tossine termolabili, quindi bisogna conoscere la specie con cui si è entrati in contatto (ad esempio Carybdea marsupialis). In caso contrario meglio non esporre la zona di contatto.
Nel caso ci siano ulteriori disturbi come nausea, vomito, sudorazione profusa, difficoltà respiratorie, ecc. chiamate il pronto soccorso per evitare il rischio di schock anafilattico.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto le meduse che è possibile trovare nei nostri mari.
Nonostante questi animali siano odiati per gli effetti fastidiosi che hanno sull’uomo, dobbiamo ricordare che si tratta in ogni caso di esseri viventi, oltretutto molto delicati.
Quindi con la conoscenza ed una maggior consapevolezza di questi animali rispettiamo il mare ed i suoi abitanti che possono regalarci incommensurabile bellezza.
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Gianmarco Virzì

Web designer, programmatore laureato presso la facoltà di Scienze Naturali dell’università di Bologna, ha attualmente molteplici passioni come: i viaggi, la storia, la cultura (apprezza particolarmente quella giapponese), le arti marziali, il fitness, la cucina, la musica (suona la batteria), la fotografia e l’informatica. Ama la natura e tutto ciò ad essa collegata e da questo nasce la sua linea di pensiero, che può essere riassunta con una citazione di S. Agostino: “il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina” Il suo sogno è di intraprendere la carriera da divulgatore scientifico e di contribuire alla conservazione degli ecosistemi ed alla gestione del territorio.

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