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Artico, nuove informazioni sullo scioglimento dei ghiacci.

Foto di Luca Concas.
Foto di Luca Concas.

E’ nuovamente la NASA ha fornire informazioni sullo stato preoccupante dei ghiacci nell’estremo nord del pianeta.

Settembre è stato il mese in cui l’artico ha raggiunto la sua minima estensione nel corso del 2016.
Una serie di controlli incrociati di NASA e Nation Show and Ice Data Center hanno fornito informazioni riguardo alla situazione attuale della zona artica, che sarebbe la seconda più problematica mai registrata, meno preoccupante solamente rispetto ai dati del 2012.

Attraverso rilievi satellitari è stato dichiarato che nei primi dieci giorni di dicembre l’area glaciale del circolo polare artico ha raggiunto il polo nord, ovvero un estensione minima di 4,14 milioni di chilometri quadrati.

Nel 2012 l’area ricoperta dai ghiacciai era di 3,39 milioni chilometri quadrati, mentre nel 2007 si ha avuto un risultato molto simile a quello attuale con un estensione minima di 4,15 milioni di chilometri quadrati.

Il rapporto diffuso dalla NASA conferma come questo fenomeno sia totalmente legato alla diffusione dei gas serra e di CO2 nello specifico, e che quindi questo tipo di cambiamenti climatici continueranno ad esserci in futuro e anche nel caso in cui queste emissioni fossero fermate in tempi brevi.

Questa comunicazione non permette purtroppo di fare previsioni rosee per il futuro, tuttavia, prendere delle precauzioni oggi può essere un passo per migliorare le condizioni del pianeta tra molti anni a venire.

Fonte: improntaunika.it
Fonte: improntaunika.it

Secondo Walt Meier, scienziato del Goddard Space Flight Center della NASA, questo fenomeno è avvenuto principalmente nei mesi di giugno e luglio, in quanto quest’ultimi rappresentano il periodo chiave di scioglimento dei ghiacci viste le 24 ore di luce presenti nell’area.
Nel mese di settembre infatti, lo scioglimento non è stato rapido ma ha raggiunto il culmine per quest’anno solare.

Si stanno analizzando ancora più nel dettaglio le cause che avrebbero portato a ciò oltre all’aumento della CO2 nell’atmosfera, ed il passaggio di due cicloni estivi sembrano aver fatto la loro parte.
A preoccupare ulteriormente gli scienziati è il fatto che dal 1986 nelle suddette zone non si verificano mesi dove le temperature abbiano delle medie più basse rispetto al loro andamento annuale, infatti anche quando la temperatura è in aumento è normale che in alcuni mesi si possa registrare un ondata di freddo “eccezionale”.

Solitamente la riduzione dei ghiacciai comincia in primavera per raggiungere l’apice a settembre dopo un estate di luce, dopodichè l’estensione ricomincia durante l’autunno e per tutto l’inverno per riprendere il suo ciclo.
Dal 1986 non si registrano aumenti dell’estensione dei ghiacci sufficienti per ricoprire le perdite estive.

Che dopo trent’anni sia ora di prendere dei seri provvedimenti per evitare una catastrofe immane sugli ecosistemi naturali?

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