DUE project: monitorare la biodiversità del Mar Mediterraneo

Pubblicato su 10 Aprile 2017 | Da Lisa Foschi | Biologia, News

Introduzione

Cari lettori, in questo articolo andremo a parlare di biologia marina, e in particolare di un aspetto molto importante di questa: la tutela e il monitoraggio della biodiversità negli ambienti marini.

La biodiversità in termini generali può essere intesa come la misura della diversità di specie in un dato ambiente, e più in grande, in tutto il pianeta Terra: più è alta, più specie diverse troviamo in uno stesso ambiente. Questa che abbiamo definito in realtà rappresenta solo la diversità a livello di specie: nella definizione più ampia di questo concetto troviamo altri due livelli, rispettivamente la diversità a livello genetico e di ecosistemi (che non tratteremo).

Detto questo: perché la biodiversità è così importante?

Perché è fortemente influenzata dai cambiamenti ambientali: fenomeni come il surriscaldamento globale, l’aumento di concentrazione della CO2 atmosferica, ecc., hanno come effetto generale la perdita di variabilità nelle specie animali, perché il differenziarsi della vita richiede molto tempo, mentre i cambiamenti climatici (gli ultimi in particolare) sono avvenuti in tempi molto brevi (a partire indicativamente dalla Rivoluzione Industriale). Gli ecosistemi che meglio si difendono dallo stress relativo ai cambiamenti ambientali sono proprio quelli ad elevata biodiversità, perché questa garantisce un’altra proprietà all’ecosistema: la resilienza, cioè la capacità di un sistema biologico di adattarsi al cambiamento, ritornando al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una modificazione.

Gli anni novanta del secolo scorso sono stati un decennio importante dal punto di vista della tutela della Biodiversità: il decennio dell’ambiente. Le Nazioni Unite e la Comunità europea hanno adottato diverse iniziative per la salvaguardia delle specie viventi e degli habitat naturali, anche se le basi erano state poste già a partire dai decenni precedenti.

C’è ancora molto da fare, e ce ne rendiamo conto fin troppo bene ascoltando le notizie di un qualsiasi telegiornale, radio o facendo alcune ricerche online: è anche vero però che molte iniziative sono state avviate ed altre sono ancora in cantiere con lo scopo di monitorare la biodiversità ambientale. Parlando di iniziative, Science Hunter ha intervistato per voi la dott.sa Patrizia Neri, membro del Marine Science Group (presso il BiGeA di Bologna) riguardo un importante progetto partito nel marzo 2017, e al quale collabora: il DUE project (Divers United for the Environment), progetto pluriennale di monitoraggio della biodiversità nel Mar Mediterraneo.

Foto tratta dalla Home Page del sito ufficiale del DUE project (fonte:http://dueproject.org/en/; credits: J.M. Mille)

Sue caratteristiche principali, il fatto di essere un progetto di cosiddetta Citizen Science, e la particolare scheda/questionario distribuita ai volontari per la raccolta dati.

Parliamo con Patrizia Neri, membro del Marine Science Group, presso il Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna.

Salve Patrizia!

Buongiorno!

Una prima domanda: perché in un momento come questo è così importante il monitoraggio della biodiversità ambientale, e specialmente quella marina?

Le attività antropiche, quindi dell’uomo, dirette e indirette stanno andando a modificare la composizione della biodiversità del Mar Mediterraneo, in maniera più o meno considerevole. L’importanza del monitoraggio sta nel fatto che grazie ad esso è possibile fare una valutazione dello stato attuale della biodiversità del Mediterraneo, in questo caso attraverso il coinvolgimento di volontari.

Che cos’è il Marine Science Group? Quando nasce questo gruppo di ricerca e quali sono i suoi principali obiettivi?

Il Marine Science Group nasce nel 1997, fondatore Stefano Goffredo, professore dell’Università di Bologna. Si tratta di un gruppo di ricerca che si occupa principalmente di ecologia e biologia marina, con diversi filoni di ricerca che vanno dalla biologia ed ecologia di coralli tropicali e mediterranei alla cosiddetta Citizen Science, o la “Scienza dei cittadini”, quindi al rapporto che si può instaurare tra università o enti di ricerca e i cittadini per quanto riguarda il monitoraggio ambientale.

Logo del Marine Science Group, con sede Università di Bologna (fonte: http://www.marinesciencegroup.org/)

Si tratta di un gruppo di ricerca esclusivo dell’Università di Bologna?

È un gruppo dell’Università di Bologna che vede coinvolti professori e ricercatori dell’Università.

Il DUE project è un progetto di “Citizen Science”: che cos’è e perché è così importante per la ricerca?

La Citizen Science come dicevo prima è la cosiddetta “Scienza dei cittadini”. Può essere spiegata partendo dal fatto che, specialmente nei progetti di monitoraggio ambientale, di frequente si manifesta la necessità di ottenere una gran mole di dati in poco tempo.

A livello universitario e/o di istituti di ricerca questa necessità è allo stesso tempo un limite, legato soprattutto agli elevati costi e al prolungarsi dei tempi che tale ricerca comporterebbe. Il coinvolgimento di volontari riduce i tempi di raccolta dei dati di decine di anni, e abbatte costi dell’ordine di milioni di euro, assolutamente inaffrontabili per gli istituti di ricerca. Chiaramente, uno dei punti chiave della Citizen Science è il coinvolgimento di volontari non professionisti in attività facili da attuare (non stiamo parlando di scienziati ma di persone comuni, nel nostro caso subacquei con bombole o snorkelisti muniti semplicemente di maschera e pinne). Il fatto di coinvolgere operatori non professionisti, richiede però anche una valutazione della qualità dei dati ottenuti prima di utilizzarli nelle successive indagini, in questo caso per la valutazione della biodiversità.

Ciò che inizialmente valutiamo è, quindi, l’affidabilità di questi dati, confrontando quelli raccolti dai volontari con quelli raccolti da un biologo di riferimento nella stessa area.

Questo non è il primo progetto di Citizen Science del quale il Marine Science Group si occupa, giusto?

I precedenti progetti sono iniziati nel 1999, con “Missione Hippocampus Mediterraneo(1999-2001), il cui scopo era il censimento di 2 specie di cavalluccio marino Mediterranee.

Il secondo, Sub per l’ambiente (2002-2005) invece è la base del DUE project e ha riguardato la stima della biodiversità marina lungo le coste italiane.

Dal 2007 al 2015 invece, ha avuto luogo il progetto STE: Scuba Tourism for the Environment per il monitoraggio della biodiversità marina nel Mar Rosso.

Il DUE: Divers United for the Environment (2017) riprende il precedente Sub per l’ambiente, con lo scopo di continuare la raccolta dati per effettuare un confronto tra lo stato di salute (in termini di biodiversità) del Mediterraneo tra il 2002 e il 2005 e quello attuale.

Copertine dei questionari dei precedenti progetti del Marine Science Group dell’Università di Bologna

Questi precedenti progetti hanno portato a risultati soddisfacenti per quanto riguarda la raccolta dati?

Assolutamente sì! Abbiamo raccolto circa 19.000 schede per il progetto Sub per l’ambiente, per un totale di  4000 volontari coinvolti in 4 anni, e i risultati ottenuti erano in accordo con quelli ottenuti nello stesso periodo dal Ministero dell’Ambiente .

Addirittura per il progetto STE (2007-2015) sono state raggiunte le 35.000 schede, con oltre 16.000 volontari coinvolti.

Come viene fatta la stima della biodiversità in base alle schede raccolte?

Prendiamo in considerazione i punti di immersione da cui ci pervengono almeno 10 schede all’anno, definiti stazioni di rilevamento. Le schede provenienti da queste stazioni vengono elaborate e i risultati ottenuti sono sintetizzati in un indice di qualità ambientale.

Questo dà una misura del valore di biodiversità, quindi della salute, di una determinata area.

C’è qualche differenza tra il metodo di indagine utilizzato nel DUE project e i precedenti?

No, il metodo di indagine è rimasto lo stesso: lo abbiamo già testato e ci sono pubblicazioni scientifiche che lo validano.

Si tratta sostanzialmente di un progetto su più vasta scala

Esatto: prendendo spunto dal progetto Sub per l’ambiente, il DUE project si propone una ricerca in una più ampia area geografica, grazie anche alla partnership con diversi enti: una è la PADI, leader mondiale a livello di addestramento subacqueo, e fondatore della Project AWARE Foundation, organizzazione noprofit dedicata alla conservazione degli ambienti sommersi; l’altra è la SCUBAPRO, azienda leader nella produzione di attrezzature per la subacquea, con settore dedicato alla tutela dell’ambiente (SCUBAPRO care), a partire dalla creazione di prodotti con materiali riciclabili fino al sostegno di diverse attività o organizzazioni mirate alla protezione del mare.

Logo della PADI
(fonte:https://www.padi.com/)

Logo della SCUBAPRO
(fonte: http://www.scubapro.com/en-US/USA/home.aspx)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte aziende che hanno un occhio di riguardo per l’ambiente

Esattamente.

Queste stanno coinvolgendo nel progetto scuole, centri d’immersione e propri centri di distribuzione in tutta l’area del Mediterraneo

Parlando di paesi coinvolti: quali sono?

L’Italia è stata come dicevo il punto di partenza: grazie ai nostri partners contiamo di ampliare il raggio di azione a tutti gli Stati che si affacciano sul Mar Mediterraneo, per avere la maggior copertura possibile.

Quanti ricercatori risultano coinvolti nel progetto DUE?

Nel progetto sono coinvolti il Laboratorio di Biologia Marina e Pesca di Fano e Marine Science Group dell’Università di Bologna. Responsabili del progetto, oltre a me che lo seguo in veste di ricercatrice, sono i professori Francesco Zaccanti, Corrado Piccinetti, e Stefano Goffredo.

Chi sono i “Sea sentinels”? Una piccola domanda riguardo il logo del progetto: qual è il suo significato e perché l’avete scelto?

I Sea sentinels sono i volontari che partecipano al progetto. Con questo nome si è cercato di individuare le figure dei volontari che “osservano” l’ambiente marino ma allo stesso tempo lo sorvegliano e tutelano.

Il logo è un chiaro riferimento allo scettro di Nettuno, Dio del mare e protettore delle sue creature.

Ognuno di noi quindi può essere un Sea sentinel!

Ognuno di noi può esserlo: dobbiamo solo avere un grande amore per il mare e una buona capacità di osservazione!

Logo del progetto DUE e dei Sea Sentinels (fonte: http://dueproject.org/en/)

I Sea sentinels effettuano nel vostro caso quella che viene chiamata Recreational Citizen Science. Che cosa si intende con questo termine?

La chiamiamo Recreational Citizen Science proprio perché che non va ad intaccare minimamente l’attività ricreativa dal subacqueo, che effettua l’immersione quando e dove vuole. Semplicemente, al termine dell’immersione gli viene chiesto di compilare il nostro questionario.

Quali sono le caratteristiche del nuovo questionario?

Il questionario non è stato modificato proprio per permetterci di confrontare i nuovi dati con quelli del progetto del 2002-2005.

Quindi all’interno del questionario vengono rappresentati gli stessi 44 Taxa (gruppi di organismi) che comparivano nella scheda del progetto Sub per l’ambiente: 3 specie appartenenti a Piante e 41 a specie Animali.

Le specie secondo quali criteri sono state scelte?

Si sono voluti comprendere tutti i livelli trofici della catena alimentare, dalle alghe fino ai pesci predatori.

Per ogni gruppo abbiamo scelto quelle specie che fossero facilmente riconoscibili da non professionisti o già note a chi solitamente si immerge in mare.

Animali quindi che abbiano forme, colori e altre caratteristiche che saltino subito all’occhio

Esattamente.

La nostra Hunter Lisa Foschi mostra ai lettori il questionario del DUE project (Credits: Lisa Foschi)

Abbiamo visitato il sito del progetto DUE e abbiamo visto che è possibile scaricare direttamente il questionario. Alternativamente è possibile trovarlo in tutti i diving center italiani e del Mediterraneo?

Si può scaricare o compilare online, richiederlo direttamente a noi all’indirizzo info@DUEproject.org, oppure è possibile trovarlo presso i diving center che collaborano al progetto, e che sono visibili nella sezione “partners” del sito del progetto, in continua evoluzione.

Già diverse scuole e centri di immersione hanno deciso di partecipare.

Nel momento di compilare il questionario, quali sono le reazioni dei volontari? Manifestano interesse oppure sono indifferenti?

La compilazione del questionario, che avviene al termine dell’immersione, è un momento di confronto in cui si condivide ciò che si è visto nel corso dell’escursione in mare. Permette ai subacquei di condividere un’esperienza, di scambiarsi informazioni, di apprendere.

Abbiamo cercato di creare un questionario che fosse di facile e veloce compilazione (circa cinque minuti di tempo).

È una cosa estremamente positiva

Certo, perché permette di ricordare  i dettagli l’immersione e di acquisire nuove nozioni e conoscenze.

Come vedete il futuro del progetto?

L’idea è di un progetto almeno quadriennale.

In questo arco di tempo verranno raccolte le schede e analizzati i dati. Annualmente sarà prodotto un report riassuntivo, che verrà pubblicato sul sito e distribuito in occasione di fiere ed eventi, quali l’European Dive Show (EUDI SHOW), il salone europeo delle attività subacquee.

Stiamo valutando anche la possibilità di inviare biologi in loco per favorire la raccolta dati e l’educazione ambientale dei volontari.

Un consiglio per i lettori: che percorso di studi consiglierebbe a chi fosse interessato ad impegnarsi nella tutela dell’ambiente e della biodiversità marina?

Come gruppo di ricerca, diamo la possibilità sia agli studenti di triennale sia di magistrale di effettuare tirocini che prevedono la partecipazione alle varie fasi del progetto: dall’inputazione all’analisi statistica dei dati, fino  al contatto con i mass media per la

diffusione dei risultati ottenuti. Le attività di divulgazione sono uno strumento importante in quanto contribuiscono ad incrementare il numero di volontari che partecipano al progetto e possono aiutare ad incrementare l’interesse del pubblico su temi quali la biodiversità e l’ambiente.

Com’è lavorare attivamente per la tutela dell’ambiente e della biodiversità secondo la Sua esperienza personale?

È un lavoro che si pone obiettivi importanti e che lega realtà differenti (accademia, società, imprenditoria privata ed enti governativi).

Inoltre, lavorare a stretto contatto con le persone, direttamente in campo, trasmettere informazioni, favorire l’educazione ambientale è un’esperienza che definirei unica.

Ringraziamenti

Tutta la redazione di Science Hunter ringrazia la dott.ssa Patrizia Neri per la Sua disponibilità e pazienza nell’averci assistiti in questa intervista e per averci raccontato questo progetto, in modo da poterlo far conoscere anche ai nostri lettori.

Per ulteriori informazioni sul progetto visitate il sito:

http://dueproject.org/en/

oppure la pagina Facebook del DUE project:

https://www.facebook.com/DUEproject.org/

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Info sull'Autore

Lisa Foschi
Laureata in Scienze Biologiche all'Alma Mater Studiorum di Bologna, attualmente sta continuando i suoi studi universitari alla Laurea Magistrale in Biodiversità ed Evoluzione presso lo stesso Ateneo. La sua aspirazione è quella di intraprendere la carriera di biologa evoluzionista per poter un giorno diventare anche astrobiologa. I suoi interessi accademici sono orientati verso Astronomia, Fisica, Antropologia e Storia dell'evoluzione. Adora i videogames, la letteratura, gli anime giapponesi e il disegno.

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