Cambiamenti climatici: perché l’approvvigionamento idrico è e sarà uno dei più gravi problemi del prossimo secolo

Pubblicato su 4 Dicembre 2016 | Da Lisa Foschi | Biologia, News

I cambiamenti climatici rappresentano da diversi anni uno dei più importanti motivi di dibattito tra i Paesi di tutto il mondo, ed una delle cause principali sono le idee così discordanti al riguardo.

Da un lato, c’è chi sostiene che l’impatto delle attività umane sull’ambiente, dalla Rivoluzione Industriale ad oggi, sia stato e sia minimo, e che il nostro pianeta non ne stia risentendo: questi individui parlano di speculazioni da parte di associazioni ambientalistiche, di complotti o ingigantimento del problema da parte dei media; in certi casi lo fanno o per ignoranza o perché ammettere l’esistenza del problema potrebbe andare a colpire i loro interessi. Dall’altra parte si trova invece chi, consapevole del fatto che i cambiamenti climatici sono ormai una realtà da diversi anni, pensa a come poter correre ai ripari, tutelando ciò che può essere ancora salvato, e cercando di rimediare ai danni fatti e a quelli futuri. Infine, tra queste due fazioni, troviamo coloro che potremmo definire “quelli che non sanno e vogliono non sapere”: persone, istituzioni, ecc. alle quali semplicemente non importa ciò che sta accadendo al pianeta Terra perché questo (per ora) non le tocca.

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Il neoeletto presidente statunitense Donald Trump esprime il suo parere riguardo il surriscaldamento globale (fonte: Twitter)

Questa divergenza di opinioni genera non poche incomprensioni, e il risultato è che raramente si riesce a far capire la natura del problema e come lo si può risolvere.

In questo articolo cercheremo di esaminare il quadro generale della problematica, con un focus su uno dei problemi principali legati al cambiamento climatico: il problema dell’acqua. Speriamo che questa lettura possa farvi capire meglio alcune delle informazioni che forse già avete riguardo i cambiamenti climatici e il loro impatto sull’ambiente e sull’uomo. Se invece non sapete ancora molto al riguardo, questa può essere l’occasione giusta per imparare qualcosa di nuovo e soprattutto importante.

Cambiamenti climatici sì, cambiamenti climatici no

Prima di tutto sfatiamo il “mito” del complotto e dell’esagerazione dei mezzi di comunicazione che alcuni sostengono: il cambiamento climatico è un fatto, che centinaia di prove e dati scientifici possono confermare. Chiunque sostenga il contrario, nega un’evidenza costituita da una mole di dati impressionante, raccolta ogni anno da almeno una ventina di anni da istituzioni come l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), la WMO (World Meteorological Organization – Organizzazione metereologica mondiale) ed ultima, ma non meno importante, la NASA.

Nonostante la validità di questi dati e la loro quantità, non tutti si arrendono alla schiacciante verità: tutto quello che possiamo fare per questi personaggi è continuare ad insistere e sperare che prima o poi si ricredano, affrontando la realtà, ma soprattutto, sperare che nessuno di questi rivesta una posizione così di rilievo tale da determinare, ad esempio, il destino di un intero Stato.

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Cartina che illustra i paesi comunemente accettati come MENA (blu scuro) e alcuni considerati tali solo da alcuni

I cambiamenti climatici hanno effetti su larga scala in tutto il globo, ma com’è facile intuire, sono percepiti maggiormente in quei luoghi del pianeta nei quali le già precarie condizioni ambientali rendono difficile la vita: questi cambiamenti hanno riflesso sia sull’ambiente sia sull’uomo e su tutte le attività ad egli collegate.

Stiamo parlando ad esempio della regione mediterranea, nello specifico della regione geografica che va sotto l’acronimo MENA (Middle East and North Africa – Medio Oriente e Nord Africa).

Principali effetti dei cambiamenti climatici nella regione Mediterranea

Nel 2007, l’IPCC nel suo 4° rapporto di valutazione (Assessment report, AR4) ha descritto i principali effetti del cambiamento climatico, individuando come i principali bersagli i paesi dell’Africa del Nord e Medio Oriente:

  • incremento delle temperature;
  • diminuzione delle precipitazioni;
  • aumento del livello del mare.

Tutto questo si prevede possa peggiorare i già presenti danni alla salute dell’uomo, all’ecosistema e all’economia di questi Paesi: si stima un aumento della pressione dell’uomo sulle già limitate risorse idriche a causa dell’incremento della popolazione e delle pratiche agricole intensive. Com’è facile intuire, tutte queste problematiche sono strettamente correlate al problema della scarsità dell’acqua, che per questo motivo è considerato il problema più grave di questo e del prossimo secolo.

Andiamo a vedere quali sono le motivazioni.

1) Incremento delle temperature

Secondo le stime dell’IPCC (2007) per la fine di questo secolo (2100) nell’area Mediterranea è previsto un aumento di temperature compreso tra 2,2 e 5,1°C (media di 3,4°C) rispetto alla media calcolata dal 1980 al 1999.

2) Diminuzione delle precipitazioni

Le modificazioni delle temperature influiranno sicuramente sulle precipitazioni, che in media nella regione Araba diminuiranno del 20% (IPCC, 2007; Abou e Ayman, 2009): questo porterà a inverni più brevi ed estati più secche e calde, con aumento della probabilità di fenomeni come le onde di calore e/o fenomeni climatici estremi (es. inondazioni a causa delle precipitazioni concentrate in periodi di tempo molto brevi). Secondo gli scenari proposti dall’Acacia project questi sono i trend previsti per i prossimi anni:

Sud Europa
Diminuzione precipitazioni (%)
anno Spagna Grecia
2020 14 10
2050 22 17
2080 35 23
Nord Africa
anno Diminuzione precipitazioni (%)
2020 23
2050 40
2080 61
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Cartina che illustra il trend delle precipitazioni alla fine del 2100 (fonte: ABou e Ayman, 2009)


3) Aumento del livello del mare

Nel suo AR4 l’IPCC (2007) ha stimato un aumento del livello del mare di 18-59 cm, con pesanti effetti sia sulle popolazioni costiere sia sulle infrastrutture.

La scarsità d’acqua: conflitti nel Mediterraneo

Ciò che risulta evidente è che i paesi del Nord Africa stanno sperimentando uno stress idrico, e i cambiamenti climatici non faranno altro che peggiorare questa situazione: l’acqua è infatti la risorsa che più risente dei cambiamenti del clima, e dalla quale dipende un gran numero di fattori.

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Scarsità d’acqua in Africa e Medio Oriente (fonte: The Guardian, 2011)

Un aumento della temperatura, associato ad una riduzione delle precipitazioni, non farà che diminuire la sua disponibilità globale nei paesi MENA: non solo si assisterà ad un aumento progressivo della desertificazione, con forte rischio di incendi, ma anche l’agricoltura sarà colpita negativamente, causando problemi di approvvigionamento alle popolazioni. Inoltre, la natura preziosa di questa risorsa, ha fatto sì che nel tempo l’acqua sia stata spesso al centro di tensioni e conflitti tra i paesi di questa particolare zona geografica, già instabili dal punto di vista socio-politico.

Le dispute territoriali delle quali siamo tristemente testimoni in Medio Oriente, generalmente sono collegate alla necessità di questi paesi di ottenere un approvvigionamento idrico stabile: negli ultimi anni, i più intensi conflitti del Mediterraneo si sono registrati lungo il fiume Giordano (Dombrowsky 2003; Selby 2009; Salem 2011), e lungo il bacino del Nilo, che da solo contribuisce a circa il 95% dell’acqua potabile e industriale utilizzata in Egitto.

La scarsità d’acqua: sovrappopolamento e migrazioni

L’ultimo problema che affronteremo sarà quello delle migrazioni.

I conflitti che si registrano nelle regioni Nord africane e del Medio Oriente sono in buona parte determinati da differenze politiche (come nel conflitto Israele – Palestina) ma come abbiamo appena detto, l’assetto idrogeologico e le relative problematiche giocano all’interno di queste dispute un ruolo fondamentale.

Nel momento in cui vengono a mancare le risorse idriche, oppure le tensioni tra i paesi confinanti sfociano in guerre e scontri (legate alla scarsità di acqua), e in generale la qualità della vita diventa insostenibile, si verificano gli ormai tristemente familiari fenomeni delle migrazioni: dalle zone più interne dell’Africa, grandi masse di persone muovono verso le grandi città costiere, e i centri abitati più vicini ai grandi fiumi come il Nilo. Attualmente, più di un quinto della popolazione africana vive lungo le rive di questo bacino fluviale lungo 6700 Km, il fiume più lungo al mondo e che attraversa 10 stati del continente africano. L’afflusso continuo di migranti e la progressiva urbanizzazione ha portato dal 1950 ad oggi ad un ulteriore aumento della domanda di acqua e cibo: dal 1950 al 2010 la popolazione in 11 stati facenti parte dei MENA la popolazione è cresciuta da 72,512,000 a 280,411,000 (UNDP – UN Population Division, 2011) e le previsioni parlano di un incremento di 111,169,000 unità dal 2010 al 2050, per raggiungere 370,352,000 persone alla fine del secolo. Il risultato sono megalopoli socialmente vulnerabili e nelle quali spesso e volentieri la vita risulta molto precaria per via del sovrappopolamento.

Megalopoli africana con alto tasso di urbanizzazione (fonte: www.africaranking.com)

Megalopoli africana con alto tasso di urbanizzazione (fonte: www.africaranking.com)

La discrepanza tra Sud Europa e i paesi MENA dal punto di vista della qualità della vita, dello sviluppo economico e della stabilità politica, e non ultimo, dell’impatto dei cambiamenti climatici, fa sì che moltissime persone che già si erano spostate dall’entroterra africano alle città costiere decidano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa meridionale. Da questo punto di vista quindi il Nord Africa diventa sia una destinazione sia una stazione di transito.

In conclusione, abbiamo visto che i cambiamenti climatici possono agire su più livelli: quello ambientale, con la diminuzione della disponibilità d’acqua, quindi anche della possibilità per le popolazioni colpite di coltivare e soddisfare il fabbisogno alimentare giornaliero; il livello economico, perché diminuendo la produzione primaria agricola, ne soffre anche l’economia di questi paesi spesso e volentieri in via di sviluppo; quello politico, perché le dispute territoriali sono uno specchio dei conflitti per l’approvvigionamento idrico, ed infine quello sociale, perché le popolazioni vittima di questa serie di eventi spesso sono portate a migrare verso altri paesi, nei quali gli effetti dei cambiamenti climatici, per ora, non sono ancora così evidenti.Effetti della desertificazione (fonte: Pinterest)

Effetti della desertificazione (fonte: Pinterest)

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Info sull'Autore

Lisa Foschi
Laureata in Scienze Biologiche all'Alma Mater Studiorum di Bologna, attualmente sta continuando i suoi studi universitari alla Laurea Magistrale in Biodiversità ed Evoluzione presso lo stesso Ateneo. La sua aspirazione è quella di intraprendere la carriera di biologa evoluzionista per poter un giorno diventare anche astrobiologa. I suoi interessi accademici sono orientati verso Astronomia, Fisica, Antropologia e Storia dell'evoluzione. Adora i videogames, la letteratura, gli anime giapponesi e il disegno.

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